|
Da dove viene la celebre cantante, da dove il pittore,
e così il barone Scarpia e gli altri comprimari?
Quali le loro storie?
Cosa hanno fatto prima di giungere al fatidico giorno
del tragico evento?
E dopo cosa è successo?
Chi è quell'evaso Angelotti e come ha fatto a fuggire
da Castel Sant'Angelo?
E la regina, nominata nel 2° atto?
Chi è ? Da dove viene ?
E quella marchesa Attavanti, raffigurata nel quadro?
Cosa sappiamo veramente di tutte quelle figure, aldilà degli stringatissimi fatti narrati a teatro?
Nulla ! Ma ora tutto è svelato!
Leggete, se siete interessati, le successive pagine, e così la curiosità aumenterà, tra un miscuglio di aperture e squarci
di Storia, scenette popolari, accenni al libretto dell’opera, ironie e pasquinate, suspense per i gioielli, investigatori di polizia, sovrani e rivoluzioni, scene con papi, cardinali,
processioni, nobili e popolo, e tanto altro.
La seconda edizione contiene 404 pagine con 47 illustrazioni in b/n. Il libro è costituito da una parte narrativa, in cui i vari personaggi, più o meno
coinvolti nei tragici fatti di quel 17/18 giugno 1800 in Roma, vengono delineati chiaramente, ampliando e completando sia le vicende di Tosca, sia il chiaroscuro della situazione
storico-politica del momento nella Città dei Papi.
Il libro, pubblicato in 2° edizione nel 1999, dagli Editori Palombi di Roma, non è più in commercio. Non posso neppure più fare pubblicità per farlo
acquistare. Ma uno spiraglio forse ancora esiste per poterlo avere. Per ora non so altro in proposito.
Volete ugualmente altre informazioni circa questo libro? E va bene, eccole !
LA TOSCA resoconto attorno a quei famosi fatti
I capitoli sono 16, con un titolo ed una citazione dal dramma o dell’opera.
Capitolo 1 - FILE'
Capitolo 2 - LUCIANA
Capitolo 3 - FRA EUTIMIO
Capitolo 4 - SPOLETTA
Capitolo 5 - POPOLO A CAMPO DE' FIORI
Capitolo 6 - L'ATTAVANTI
Capitolo 7 - LA REGINA
Capitolo 8 - IL SAGRESTANO E GENNARINO
Capitolo 9 - PAISIELLO
Capitolo 10 -CECCO E MATTIA
Capitolo 11 - IL POZZO NEL GIARDINO
Capitolo 12 - L'INCHIESTA
Capitolo 13 - IL PADRE DI SCARPIA
Capitolo 14 - LA SORELLA DI TOSCA
Capitolo 15 - PIO VII
Capitolo 16 - IN FINE I GIOIELLI
E poi abbiamo le Appendici, utilissime a molti, tanto ambite per gli approfondimenti. Eccole:
Argomento dei capitoli - Sunto dell'opera Tosca - Gli autori di Tosca - Il momento storico -
Indice delle note - Note (207) - Le ore della tragedia - Date ed avvenimenti storici - Bibliografia
Indice dei nomi di persona - Indice dei luoghi di Roma - Indice delle illustrazioni
Come potete vedere in 'Indice generale' le appendici sono 12. Per quei pochi che non conoscessero gli avvenimenti che si svolgono in scena sarà bene leggere
il sunto dell'Opera prima di leggere il capitolo 1. Le note non sono necessarie per capire il mio lavoro su Tosca, ma arrichiscono di conoscenze varie, ad esempio circa il rapporto tra il
dramma in prosa di Sardou e l'opera lirica di Puccini, i tantissimi personaggi storici citati, i luoghi di Roma ed argomenti inerenti. Le note è comunque bene leggerle dopo la lettura dei
capitoli, senza interrompere il filo, magari spulciandole durante una seconda lettura del testo base. C'è anche un indice per sapere in anticipo l'argomento delle singole note e potersi
regolare. I personaggi sono 194, di cui una ventina principali, un'altra ventina meno importanti, diciamo di secondo piano ed il resto citazioni di personaggi storici. C'è anche nelle
appendici l'elenco completo di tutti i nomi di persona, con a margine la lettera alfabetica di riconoscimento, per capire se si tratta di un personaggio storico o inventato e da chi
(Sardou o il sottoscritto). E i luoghi di Roma citati, con un loro indice, sono 197, tra chiese, palazzi, vie, piazze, rioni, ecc.Tanto per citare qualche figura storica che appare nel
racconto ecco Fra Diavolo, Charlotte Corday, lady Hamilton, Il pittore David, Andrea Chénier, Voltaire, Robespierre, Cimarosa, Cristina di Svezia, l'abate Spedalieri, ecc.
|
alcuni brani dal libro :
dal CAPITOLO 2
… strepitìo in strada, voci al portone, rumore sulle scale e scampanellata alla porta fecero trasecolare la povera Luciana. Aprì.
Quattro ceffi in abiti borghesi invasero la casa.
"Dobbiamo perquisire - disse il loro capo, un certo Spoletta, tu sei la cameriera, no?"
"Si, ma la signora non c'è, non potete aspettare che torni?" pregò timidamente Luciana, assai spaventata.
"Tornare? Dall'inferno non si torna! La maledetta!" rispose Spoletta.
A queste parole la donna non capì più nulla. Non sapeva come interpretare quelle parole.
"Mi spiegate? Che vuol dire? Per la Madonna dell'Addolorata, mi dite?"
"Tosca, quella vipera tanto devota, è un'assassina e si è buttata da Castel Sant'Angelo per la fretta di arrivare prima all'inferno."
dal CAPITOLO 3
Filé allora si diresse verso l'uscita per andare a prendere il bagaglio lasciato in vettura, seguito dal frate fino alla soglia del portone.
Rientrato, si recarono entrambi nella saletta del parlatorio. Il frate, quanto mai incuriosito, vide Filé posare borsa e indumenti su un tavolo.
"Hai già guardato cosa contiene?" interrogò fra Eutimio, soppesando la borsa.
Preso alla sprovvista Filé non ebbe il coraggio di dare una risposta affermativa, gli sembrò di essere preso in flagrante, non ebbe tempo di
pensare, di riflettere e disse subito di no.
"Bene" approvò il frate, e neppure lui aprì la borsa, almeno di fronte a Filé. Avrebbe avuto poi tempo di aprirla da solo.
dal CAPITOLO 4
E i reali a fuggire verso Palermo, col mare in tempesta. Un viaggio terribile, in dicembre! Una nave da guerra inadatta al trasporto
passeggeri, per di più regali, senza letti, con tanto freddo, senza un minimo di comodità e anche senza, o poco, cibo. Un mare inferocito, che sembrava voler sconquassare
quell'imbarcazione ad ogni istante, così come si stava sfasciando in terra il regno borbonico. E tra lamenti e pianti la regina e le figlie assistettero impotenti alle atroci
convulsioni del principino Alberto, di cinque anni, che emise il suo ultimo respiro tra le braccia di lady Hamilton. E Maria Carolina, madre affranta, ad invocare per lei la
morte. Troppe sciagure tutte assieme. Meglio morire.
"Vi dico, pugnalato! "
Poi Sciarrone emerge sul terrazzamento e dà la conferma a Spoletta del terribile accadimento. Questi in un attimo comprende la situazione, il
movente, l'omicida:
"E' Tosca!" esclama e tutti i presenti cercano di bloccare la donna, appena rialzatasi, sgomenta, dal disperato abbraccio insanguinato.
"Che non fugga" si grida da più parti.
Ma intanto la diva aveva raggiunto il parapetto, ormai intenzionata al suicidio.
"Ah, Tosca, pagherai ben cara la sua vita..." sfuggì imprudentemente a Spoletta, col risultato di affrettare la determinazione della donna, ormai
emozionalmente distrutta, di buttarsi dal Castello.
Non fu più possibile avvicinarsi a lei. In pochi attimi si giunse alla conclusione. Non restava altro da fare sia per Tosca, sia per coloro che
assistevano intorpiditi e increduli alla scena.
Il destino era segnato. E Floria Tosca, salita sul parapetto, rispose a Spoletta:
"Colla mia."
Prima dell'attimo finale lanciò ancora l'urlo dell'imprecazione e della sfida suprema:
"O Scarpia, avanti a Dio!"
dal CAPITOLO 5
"Vedemo te, caro il mio Filé, se ce lo sai chi è stato."
La provocante improvvisa domanda era scaturita dal Ceccone, un sensale tuttofare, corpulento come un macigno, col colore del vino disegnato sul
volto, tanto baldanzoso e sicuro di sé.
"Stato... ad ammazà Scarpia? Veramente... - balbettò confuso il nostro vetturino all'inaspettata domanda - non saprei. Voi ce lo sapete?"
E giù risatine degli amici, che se la godevano un mondo, via via più accalorati per aver finalmente un capro espiatorio da sfottere.
"Ma allora che ce vieni a raccontà? " lo mordicchiavano gli amici.
"E' arrivato l'uomo della rivelazione! Il signor so tutto io."
"Sei l'unico a non sapercelo ancora, a Filé, e annamo!"
"Oramai la voce è arrivata inzino a Santa Croce. Svejate, Filé, che s'è fatto giorno."
"Mi sa che a quest'ora già n'ha parlato Pasquino."
dal CAPITOLO 7
Ma nella mente dell'accorta regina, pratica di certe faccende di sesso, le idee si stavano chiarendo a poco a poco. Anch'essa sapeva della
predisposizione del barone per il fascino femminile e della mancanza di scrupoli, onde ottenere le proprie soddisfazioni. Qualche suo segreto fido gliene aveva parlato. Sospettò,
intuì, ne fu certa, ma volle la conferma di Spoletta.
"Parla, capitano, te lo ordino. Voleva la donna?"
"Si", rispose sottovoce Spoletta.
"E per averla promise la salvezza del pittore?" incalzò la regina.
"Si, ma con l'inganno. Cavaradossi doveva in ogni caso essere fucilato all'alba e..."
"E cosa?" sbottò la regal donna.
Il capitano esitava a continuare, presagendo che l'imprevedibile regina forse non avrebbe gradito la notizia che stava per darle.
"E questo infatti è già avvenuto."
dal CAPITOLO 11
Così all'Angelotti, né solo, né col generoso amico, conveniva più muoversi per quel giorno dal sicuro nascondiglio di quella casa, ignorata da
tutti. I due, che fino a poche ore prima non si conoscevano, ora erano legati da un comune destino: salvezza o morte!
Erano così giunti al sicuro in villa, poco fuori Città, ma pur sempre entro le Mura, ed i due libertari si sentivano temporaneamente rilassati.
Stavano preparandosi un pasto sbrigativo quando sentirono una carrozza fermarsi presso la casa. Entrò Tosca in giardino come un fulmine, con gli occhi neri sprizzanti rabbia e
furore.
"Dov'è? Dov'è quella svergognata? - proruppe Tosca appena in casa in faccia all'amato sbigottito, il quale per precauzione aveva appena fatto in
tempo a nascondere in fretta e furia Angelotti in un vano attiguo. La diva, così trasformata dalla gelosia, quasi si fosse trovata in teatro in una scena di coinvolgente
melodrammatico verismo, impugnava il ventaglio della marchesa, come cingendo una spada per un duello.
dal CAPITOLO 14
A ponte Milvio Amalia posò lo sguardo sul Tevere e sentì stringersi il cuore al pensiero della sorella morta. L'acqua, in regime di magra,
scorreva placida e svogliata, lambendo bassa e con rispetto i piloni del celebre ponte romano, in sintonia con l'apparente tranquillità della passeggera, ma in realtà in contrasto
con la sua agitazione mentale ed il suo tormento psicologico.
Finalmente entrò in Roma, in piazza del Popolo, nella tarda mattinata di giovedì 3 luglio 1800, che non era un giorno qualsiasi, coincidendo infatti
con un avvenimento eccezionale, politico e religioso di formidabile importanza storica, di incontenibile esultanza per il popolo romano e per tutto il clero ed i fedeli cattolici
del mondo.
Pio VII giungeva a Roma.
dal CAPITOLO 15
Tra la moltitudine di quel giorno, felice o, in piccola parte, semplicemente curiosa, si sarebbe potuto vedere, a piazza del Popolo, Filé con
la moglie Bice, tenuta stretta a mo' di protezione per la calca, entrambi vestiti a festa.
"Spostamose più in là, Bice mia. Dovemo vederlo da vicino. Viè, stammi sempre accosto."
La storia dei gioielli non era ancora stata definita ed il famoso fagottino si trovava tuttora nelle mani di fra Eutimio, ben nascosto. Si indugiava
per prudenza a prendere decisioni, anche per attendere la partenza del governo borbonico, nel caso questo facesse un pensierino su quell'eredità.
dal CAPITOLO 16
Dopo i primi freddi convenevoli, Amalia chiese dei gioielli.
"Gioielli? - si sorprese Cataldi - davvero? Questa è nuova. E secondo lei dove sarebbero?"
"Me lo deve dire lei. Per questo sono qua."
"Ah, bene - riprese il reggente - guardi che noi non sappiamo nulla di questo. Ma ha fatto bene a dirlo, la ringrazio, così ora possiamo cercarli e,
se trovati, e li troveremo, saranno sequestrati, a disposizione della magistratura per il risarcimento dei danni. E' stata brava a venire da me. Ancora la ringrazio, ma non credo
che lei possa vederli mai."
"E' una cosa vergognosa. Mi si negherebbero i miei diritti? Le sofferenze di mia sorella in quella nefanda sera, quelle sì dovrebbero essere
risarcite e..."
"E quindi - interruppe il Cataldi, irrigiditosi, con tono più sprezzante - compensata, premiata per aver assassinato il capo di polizia? Ma brava,
cara signora! Non è un po' troppo sicura di sé, troppo altera? - e sempre più velenoso, e non senza un briciolo di timore al pensiero di un'eventuale replica del fatto sanguinoso
- Non sarà mica la copia di sua sorella, spero!"
|
Dalla quarta di copertina (due schede di lettura editoriali anonime) :
1 - L'idea di Tosca è originale, divertente, e senza dubbio va incontro ad alcuni bisogni del fruitore di un'opera letteraria. L'intento di
Bosello, di dare risposta alle domande che travalicano il testo di una storia largamente consumata e fruita, sicuramente coglie le più scoperte esigenze del lettore "popolare", come
quelli in pectore del lettore "colto". La tendenza poi a sviluppare e rielaborare una trama, che fa ormai parte del patrimonio collettivo di storie, manifesta un forte istinto
affabulatorio e rimanda ad una fecondità del narrare in piacevole contrasto con la prevedibilità delle storie che ci bombardano nella vita quotidiana. ( ... ) Poiché Bosello crea una
serie di flash narrativi ricchi di dialoghi e immagini, in fondo abbastanza cinematografici, si più dire che in un certo modo tutti i linguaggi siano presenti nel suo lavoro.(
2 - La narrazione è scorrevole, la lingua è ricca, il carattere, l'umore che lo pervadono molto ben definiti ( ... ) -
Il lavoro, da leggersi tutto d'un fiato, è godibile per la semplicità con cui tratta l'argomento, una semplicità che si sente fortemente voluta e anche raggiunta. Leggendo è facile
elaborare le immagini della vita di Roma di Tosca, immagini semplici, teatrali, un po' come nei film di Magni. Immagini popolari. La vicenda scorre bene, anche per il lettore che sia
all'oscuro dei fatti narrati. In certi punti sembra quasi la stesura di una sceneggiatura cinematografica. Ci sono personaggi creati con movimento panoramico e primi piani di particolari
che ben sollecitano la macchina da presa interiore del lettore. ( ... ) C'è ancora tutto il lavoro delle appendici, strumento discreto di consultazione da utilizzare con soddisfazione.
L'autore giustamente sottolinea che questo apparato davvero notevole è collocato in modo da non appesantire il racconto con note e noticine che spezzerebbero il ritmo alla lettura: sarà
il lettore a decidere che uso fare delle appendici, a seconda delle proprie inclinazioni e delle proprie necessità.
_________________________________
Alcune recensioni :
La morte della Tosca nell’opera omonima di Puccini ha commosso diverse generazioni: è la storia di una famosa cantante romana, la quale, a causa di una
serie di eventi sfavorevoli, causati principalmente dalla sua folle gelosia, si suicida dopo l’uccisione del suo amato. Giorgio Bosello fa rivivere il mito di Tosca partendo dalle sue
ultime ore per giungere agli avvenimenti postumi, aderendo al filone prosaico del Romanzo Parallelo, ancora molto sconosciuto in quanto territorio artistico poco esplorato dai narratori
contemporanei. Il narratore onnisciente diviene così guida di un viaggio alla scoperta di personaggi secondari, e ne svela la provenienza e il percorso. Di pari passo, vengono introdotti
personaggi nuovi, non presenti nell’opera di Puccini, ma che si affiancano ai protagonisti svolgendo un ruolo primario nella concatenazione degli eventi, mentre ogni luogo e persona
risulta essere realistico e rappresentato con dovizia di particolari, con grande attenzione ai sentimenti, agli stati d’animo,all’ambientazione, ricostruendo al contempo un verosimile
spaccato della Roma del 1800.
La disinvoltura con cui si spazia da un personaggio all’altro, tra diverse situazioni, anche grazie all’utilizzo di appositi minicapitoli che meglio
permettono di orientarsi all’interno dell’opera, manifesta la perfetta conoscenza dell’autore circa gli argomenti trattati e permette al lettore curioso di approfondire gli argomenti,
anche grazie alla bibliografia, alle note esaurienti, alle accurate Appendici del libro.
Un libro da leggere tutto d’un fiato per gli appassionati d’opera, ma non solo. Grazie ai vari riferimenti a personaggi e fatti storici, alle storie di
grandi amori e fulminee passioni, il libro, arricchito da ben 47 pregevoli illustrazioni, è adatto anche a chi ama i romanzi, la storia e i racconti d’amore. ( Federica Borella
)
La Tosca. Quell’articolo, preposto al nome (anzi al cognome, il nome essendo Floria), sa molto di Sardou, il drammaturgo francese che fu fonte per il
libretto pucciniano di Giacosa e Illica; ma sa molto anche di melodrammatico, di giornalistico, di cinematografico, insomma di simpatico e confidenziale. E difatti La Tosca di Bosello è
un originale miscuglio di storia, di letteratura, di teatro, di invenzione, anche di cultura locale e popolare. In breve l’autore, che conosce a menadito il dramma d’origine, il libretto,
la musica e l’abbondante storia e cronaca romana coeva, ha ricostruito passo per passo la vicenda di Tosca e di Cavaradossi, di Scarpia e di Angelotti, di S. Andrea della Valle e di
Castel S. Angelo, servendosi di tutti gli elementi proposti dai suoi documenti e colmando le ovvie e numerose lacune con tutto il fervore di una fantasia francamente e lucidamente
romanzesca. Il racconto scorre fluido e avvincente, cominciando da quel Filè che sotto Castel S. Angelo aspettava – invano – Floria e Mario per condurli a Civitavecchia e finendo con i
“gioielli” destinati alla sopravvivenza “post fugam”ma in realtà passati alla signora Amalia Tosca. Che era la sorella di Floria, bel personaggio di pura invenzione come Filè, come
Michele Ancorazzo e la vedova, come Bice e Casacca, come Cecconi e Maddaloni, come suor Rosaria e l’abate Rossellini. Qualche altro personaggio introdotto dall’autore è storico, tutti gli
altri sono quelli di Sardou e quelli aggiunti da Giacosa-Illica. Un indice di nomi di persona segnala queste differenze, ed è seguito da un lungo indice dei tanti luoghi di Roma
menzionati e dall’elenco delle 35 immagini riportate [allora, nella 1° edizione, erano 35, ora sono 47, ndr, ossia mia]. Folta è la bibliografia, a supporto delle stesse parti non vere ma
verosimili. Molte le note “per chi non s’accontenta”. E bella la conclusione: sulla vicenda cadde presto l’oblio, e l’oblio durò; e sarebbe durato ancora se non fosse provvidenzialmente
intervenuto qualcuno ”a fissare in eterno questi straordinari personaggi nel mondo immortale dell’Arte”. ( Piero Mioli )
Arrivato alla seconda edizione per il centenario della Tosca, il libro di Giorgio Bosello “La Tosca - resoconto attorno a quei famosi fatti“
edito da Fratelli Palombi Editori, è un libro ben noto ai critici musicali e a quanti amano l’opera lirica e la protagonista del capolavoro pucciniano, ma dovrebbe anche diventare
il vademecum di ogni spettatore della Tosca, perchè soltanto immergendosi nei fatti e nelle atmosfere così ben descritte della Roma papalina nella quale è collocata la vicenda, si può
entrare nella storia, seguire l’azione, comprendere i caratteri …( By rebeccareismann )
|